CHIAVENNA, ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2009: AMICI DI VOCIN, ESPERIENZE E VALORI IN COMUNE

Le parole giuste non le ricordo, ma suonava più o meno così: “ad asfaltare strade e a metter lampioni, son buoni anche i fascisti”. E’  spiegata da questa frase di don Milani, (forse non troppo fedele nella forma, ma il senso c’è tutto…), la soddisfazione che accompagna la lettura dei nomi delle due liste in corsa per le elezioni comunali di Chiavenna. L’idea di eleggere un sindaco e una dozzina di consiglieri impegnati solo nella scelta tra porfido o asfalto per le vie del centro, insomma, non ci avrebbe entusiasmato. Ci piace, invece, quella di scegliere uomini e donne pronti a costruire una comunità solidale, attenta all’ambiente e lontana dalle logiche della finanza e degli estremisti edili.

Le premesse sono interessanti. Cominciamo dai candidati al ruolo di sindaco, due persone - Beatrice Patrini (andiamo in ordine alfabetico, chiamandoli per nome) e Maurizio De Pedrini- che hanno alle spalle una lunghissima e proficua esperienza nel volontariato, conosciute e apprezzate a Chiavenna, ma non solo.

Ma il sorriso che, in tempi di antipolitica, accompagna questa lettura, è dovuto soprattutto alla presenza, in entrambi gli schieramenti, di due amici che hanno fatto dell’impegno nella nostra associazione una parte importante della propria esperienza comunitaria.

Simona Gadola, segretaria del gruppo, ha accettato la proposta di entrare a fare parte della lista di Maurizio De Pedrini, candidato di “Rinnovamento Chiavenna”. E’ una formazione in continuità con l’esperienza della giunta guidata dal sindaco uscente Gianpaolo Pozzoli. Di fronte alla richiesta di adesione a nostre iniziative, il sindaco ha accolto volentieri il nostro invito, ad esempio in occasione della visita a Chiavenna del primo cittadino di Vocin, l’amico Viktor Andrejevic’. Una presenza più che mai gradita in un momento importante per l’amicizia fra la comunità chiavennasca e quella vocinese. Sul fronte delle iniziative dedicate alle tematiche a noi care - pace, rapporti fra nord e sud del mondo, migranti, etica nei consumi e nella finanza -, però, non mi sembra di ricordare un particolare attivismo da parte di questa giunta. Hanno fatto altro, forse molto altro, in altri campi. E’ una scelta, rispettabile, ma diversa dalle nostre aspettative. Non voglio certo avanzare critiche a priori, ma dobbiamo sottolineare che si può e deve migliorare: sono convinto che la presenza di Simona farà da stimolo in questa direzione (e in tante altre, altrettanto importanti). Abbiamo imparato in questi anni di trasferte balcaniche che la contrapposizione fra le culture, la ricerca di “purezza”, bandiere e maschere identitarie è fonte di disastri: a Simo chiediamo di fare la propria parte per costruire ponti e abbattere pregiudizi.

Nella lista di Beatrice Patrini, candidata di “Chiavenna di tutti” (http://chiavennaditutti.blogspot.com) e attiva volontaria di diverse associazioni anche nell’ambito del movimento ecologista e pacifista, c’è il nostro presidente Mauro Del Grosso, un caro esempio di volontario impegnato su mille fronti: solidarietà internazionale, sport, protezione civile e teatro per  i giovani. Ha accettato di entrare a far parte dell’elenco dei candidati per provare a portare un contributo preciso. Si tratta della volontà di unire un’esperienza amministrativa e un progetto di valorizzazione di una comunità, quella chiavennasca, intesa come comunità europea e del mondo. Un mondo che non si limita all’occidente ma che guarda alla “altra Europa” e al Sud del mondo come fonti di arricchimento per noi e per la nostra comunità.

Gli enti locali, come ci insegnano molte esperienze che abbiamo osservato nei Balcani, possono e devono essere veri e propri motori di iniziative di solidarietà e cooperazione. Nella ex-Jugo, molti comuni italiani hanno imparato ad abitare la globalizzazione (quella che porta le banche lombarde e i succhi di frutta del Lidl a pochi km da Vocin)  in forma attiva, in primo luogo cominciando a prendere coscienza di che cosa significa il concetto di interdipendenza, costruendo legami profondi con territori segnati dai moderni conflitti (armati e non), attivando le proprie risorse di comunità in singoli progetti di solidarietà e di cooperazione. E’ un traguardo alla nostra portata. “L’esperienza - ci ricorda Michele Nardelli di Osservatorio sui Balcani, consigliere comunale a Trento - ci dice che non servono grandi mezzi finanziari, nella relazione di prossimità e di reciprocità quel che serve è la capacità di attivare le risorse del territorio, le esperienze professionali, i saperi, le modalità di autogoverno”.

Buon lavoro, insomma, cari Simo e Mino. E soprattutto “hvala”.

S.