“Per non dimenticare, beviamo insieme centinaia di bosanska kafa…”
Il Giorno della Memoria è una valida occasione per ricordare la Shoah, ma anche per non dimenticare il genocidio di Srebrenica avvenuto poco più di tredici anni fa in Bosnia.
Domenica, anche una delegazione della provincia di Sondrio ha partecipato alla due giorni di “Srebrenica 2009” promossa a Olginate dall’associazione DinamoCulturale. Il legame fra le due tragedie è evidente. Le distruzioni e le atrocità della Seconda Guerra Mondiale sembravano aver segnato un limite invalicabile oltre il quale sarebbe stato impossibile ripetersi. I fatti avvenuti circa cinquant’anni dopo con la disgregazione della Jugoslavia e la successiva guerra hanno vanificato quel limite. Si sono riproposti in Europa orrori che si credevano confinati al passato. In particolare, il genocidio avvenuto a Srebrenica nel luglio del 1995 ha riportato alla mente fantasmi che si credevano sepolti per sempre. Intorno al 9 luglio l’armata serbo bosniaca del generale Ratko Mladic’ attacca la Zona protetta di Srebrenica. L’offensiva si protrae fino all’11 luglio giorno in cui le unità serbo bosniache entrano in città. Seguono stupri, mutilazioni, esecuzioni di civili (i musulmani uccisi sono stati circa 10.000) e sepolture di vivi. Grazie alla presenza a Olginate di Michele Nardelli di Ob (www.osservatoriobalcani.org) e del regista Luca Rosini (noto per il documentario “Souvenir Srebrenica”) c’è stata l’opportunità per riflettere sulle dinamiche del conflitto e sul disinteresse della comunità internazionale, ma anche sul futuro della cooperazione internazionale. Diverse associazioni valtellinesi sono state impegnate negli anni della guerra e diverse realtà continuano a lavorare per la ex-Jugoslavia. «Occorre continuare a dialogare per riconoscere il dolore di tutti, serbi e bosgnacchi – ha spiegato Nardelli -. Carnefici e vittime sono da tutte le parti, non solo nei Balcani. Il lavoro che ci aspetta è quello di ricostruire relazioni, con pazienza. Da parte delle associazioni italiane è necessario capire che il clima favorevole per il dialogo non si costruisce solo con gli aiuti, ma bevendo centinaia di “bosanska kafa”, il tipico caffè bosniaco, parlando con le persone, valorizzando la parola. I fatti senza il pensiero non servono niente. Noi siamo portati alla logica degli aiuti. Non è questo l’elemento centrale oggi. Ora bisogna soprattutto rompere l’isolamento dei paesi balcanici, creare luoghi positivi in un contesto devastato. Questo è il contributo che noi possiamo portare costruendo relazioni, amicizie, scambi, tutto quello che può fare rinascere quanto cancellato dalla guerra».
Al termine del convegno, i presenti hanno applaudito il concerto del Circo abusivo. I musicisti del gruppo valtellinese - Alex De Simoni alla voce e alla fisarmonica e Karim Caelli al violino – hanno interpretato pezzi tipici del proprio repertorio dai suoni zigani. Nel dopocena Roberta Biagiarelli ha proposto lo spettacolo teatrale “A come Srebrenica”.